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    dalle fiamme dell inferno al conforto del paradiso
 

Venerdì, 16. Febbraio 2007

dalle fiamme dell'inferno al conforto del paradiso
di ankha7, 20:59



DALLE FIAMME DELL' INFERNO AL CONFORTO DEL PARADISO

LEGGO DELL'ALTRO :
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From Hell's Fire to Heaven's Comfort by Author: Ankha PG -16- Drama/Angst - Severus's life as a spy- - Warnings: Some sexual moments. Kids don't read this, at least not the beginning. Nothing graphic I promise. I claim the poems. They are mine. Tradotto da Cuccussette e Shinobu - Dramma\Angst - Severus padre di Harry vive da spia e con troppi dolorosi nemici - ATTENZIONE la fiction è per LETTORI MATURI: ci sono scene sessuali anche se niente di descritto nei dettagli minimi, Slash, sebbene sia un rapporto di prevaricazione. Le poesie appartengono all'Autore, e per scelta, le abbiamo mantenute in lingua originale. Leggi l'originale qui : http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=1054123

Fuoco dell'Inferno \\ Hell's Fire
Nessuno può aiutarmi adesso, \\ No one can help me now,
La mia vita va in pezzi. \\ my life is falling apart
No, non ha importanza il come, \\ No, it doesn't matter how,
Lo so che mi hai spezzato il cuore. \\ I know you broke my heart.
Chi ci sarà a raccogliere i frammenti \\ Who will be there to pick up the pieces
Del mio spirito spezzato? \\ of my shattered spirit?
L'unico posto dove possono raggiungerci è \\ The only place they can reach is
Il posto dove mi hai colpito \\ the place where you have speared it.
Sì, tu lo sai. \\ Yes you know it.
Non fare finta di non vedere. \\ Don't pretend you don't see.
E' tutto una bugia e tu lo sai. \\ It's all a lie and you know it.
E' così caldo qui, o sono solo io a sentirlo? \\ Is it hot in here, or is it just me?

************


***HogwartsHogwarts. Era l'unico posto dove era sicuro. Raccogliendo la forza che gli era rimasta, si rimise in piedi e iniziò il cammino del ritorno.

***

***

Il percorso gli parve un'eternità. Troppo spesso doveva fermarsi mentre la tosse lo squassava. La soffocò meglio che poteva, e infine arrivò al ritratto della Signora Grassa.
"Professor Snape!" lo chiamò allarmato il ritratto, "Stai bene?" Severus si allungò malamente mentre lo stomaco veniva preso dai crampi.
"Bisogno… di vedere… Harry," riuscì a dire. Il ritratto parve indeciso. L'uomo sembrava proprio malconcio e aveva bisogno di aiuto. Apparentemente pensò che Harry potesse provvedere a quella necessità. Ma c'era qualcosa di cui aveva bisogno prima.
"Parola d'ordine Professore, ho bisogno della parola d'ordine."
Severus la squadrò incredulo. Come poteva fare una simile domanda in quel momento?
"Bisogno…Harry," ripetè, questa volta più disperato.
"Parola d'ordine, Professore. Non posso farti entrare senza parola d'ordine."
Severus cadde in ginocchio mentre il mondo iniziava a girargli attorno. Era quello che gli ci voleva. Il suo unico amico, la sua unica salvezza, era sdraiato dall'altra parte della parete, e l'unico passaggio era guardato da un dipinto puntiglioso.
* Rilassati Severus, lei fa solo il suo lavoro. Concentrati e ricorda quella parola, * lo incitò la vocina interiore. Chiuse gli occhi e provò a seguire l'indizio della voce. Quasi poteva ricordarlo, era quasi sulla punta della lingua. Qualcosa a che fare con Sirius Black. Era vero ma non esatto. Dissennatori; ci incastravano anche loro. Cosa avevano in comune Black e i Dissennatori? "Entrambi sono stati ad Azkaban!" gridò.
Il sollievo attraversò i lineamenti imbarazzati del ritratto, e lieta si tirò da parte, aprendo.

***

Erano le dieci, era presto per andare a letto. Da qualche parte scopiazzavano pagine per finire i compiti per il giorno dopo, ma non Harry. Aveva sorvolato sui propri e si era messo a studiare. Ron aveva provato a forzarlo a giocare agli scacchi ma Harry aveva rifiutato. Aveva detto all'amico che doveva fare il proprio compito anziché perdere tempo a giocare. Ron si era abbandonato a un rimbrotto, accusando Harry di penzolare troppo attorno a Hermione; stava iniziando a comportarsi come lei. Lui non se ne curò affatto; avrebbe voluto solo essere lasciato solo. Tre giorni prima era stato in gita a Hogsmeade e si era procurato parecchi libri sulla cura. Aveva passato gli ultimi due giorni ad assorbire le nozioni come una spugna. Sapeva di aver bisogno di certe conoscenze, soprattutto con Severus che veniva maledetto così spesso. Era ancora meravigliato da quanto fosse diventato intimo con lo scontroso Maestro delle Pozioni. In verità, dopo l'estate che aveva passato, non era così sorprendente. Harry aveva visto l'uomo rischiare la vita più volte, salvando persone che nemmeno lo sapevano o che lo conoscevano e lo odiavano. Faceva tutto questo e anche di più senza attendersi un ringraziamento. Albus lo ringraziava; Albus amava l'uomo come se fosse suo figlio. Harry a sua volta teneva all'uomo. Nei tre brevi mesi che aveva passato con lui dopo che lo aveva salvato dai Dursley, aveva imparato a volergli bene. Se scavavi sottola rude crosta esterna, trovavi un uomo intrepido, leale e di cuore amorevole. Pensava all'uomo come a suo padre e sapeva che Severus vedeva in lui un figlio e un amico; erano divenuti inseparabili. Gli mandava una forte sensazione di disperazione nel cuore, quando pensava che non poteva più stare vicino all'uomo, non se voleva mantenere l'elaborata illusione che aveva forgiato ad arte negli anni. Lo vedeva solo ai pasti e a lezione o quando decideva di dargli la punizione. Si trovò a farla più volte, mentre Albus andava e Severus continuava a venire maledetto. Sapeva che erano le insegnanti. La Pomfrey, di sicuro, e un'altra. Chi fosse l'altra, non era sicuro. Remus fin dall'inizio era stato introdotto nei loro affari, e faceva tutto quanto gli era possibile, ma Harry non era certo che sarebbe bastato. Recitar la parte dell'insegnante odiato, del bastardo, stava portando Saverus ad essere emaciato. Anche se Harry gli dava energia, stava perdendo peso e appariva esausto quasi sempre. Harry non faceva eccezione. La recita non solo gli stava togliendo la salute, ma la sua amicizia con Ron e Harmione. Si preoccupava assai per i suoi amici e li avrebbe protetti con la vita, ma non riusciva a spiegare loro quanto stava accadendo. al Maestro delle Pozioni

***

nel loro amico, ma qualsiasi cosa fosse, doveva essere grande. Volevano aiutarlo in qualche modo, ma neppure Lupin era riuscito a entrare nella testa cocciuta di Harry. Alla fine si erano decisi a dargli lo spazio di cui aveva bisogno, sebbene fossero lì come sostegni invisibili, e sperassero che il problema si risolvesse da solo.
***

Era una notte normale nella Sala Comune Grifondoro. Il grosso della Casa era in piedi, siccome era ancora presto. Alcuni stavano lavorando; altri giocavano, altri invece chiacchieravano dei fatti della giornata o di quello che li aspettava l'indomani. Tutti erano con la guardia abbassata insomma, quando il ritratto si aprì. Interruppero quello che stavano facendo e si voltarono su chi stava arrivando, pensando che di certo era la McGonagall. Quando dopo un minuto non entrò nessuno, Ron e Hermione si alzarono e si avvicinarono. Non avevano fatto due passi che qualcuno inciampò e atterrò in un indecoroso capitombolo sul pavimento. Parecchie persone si alzarono per dargli una mano, quando la persona all'improvviso si voltò rivelando la sua faccia. Neville squittì a saltò dalla sedia mentre parecchi del primo e secondo anno gridarono. No, veramente non era la McGonagall. Era Snape.

***

Mi agguantai alla cornice per sorreggermi anche dopo che si era aperta. Non ero capace di andare molto oltre, quello era certo. Non con la maledizione dalla Pomfrey, che pressava i polmoni, o con quella di Sinistra, che dava crampi allo stomaco. Sono lieto di aver già rigettato o adesso sarebbe assai peggio. Ero già lì, a quasi un passo. Con questa consapevolezza, mi spinsi oltre il buco. Feci solo un paio di passi prima che le gambe cedessero e mi trovassi spalmato sul pavimento. L'impatto fece uscire il respiro di colpo e provocò dolore turbinando tra le costole rotte. Dovevano essere rotte, nessuna costola ammaccata fa male a quel modo.
Rimasi immobile per un istante per riprendere fiato, prima di alzare la faccia verso la luce brillante della Sala Comune. A meno che le orecchi non mi ingannassero, sentii uno squittire di topo e un tonfo seguito da parecchi strilli. Chiusi gli occhi cercando di tener lontane le immagini mentali di Wormtail e degli stivali dalla punta di metallo del roditore.; della Maledizione Cruciatus; la risata folle di Malfoy e il sapore metallico del mio stesso sangue; Voldemort....
"Professore?" chiese incerta una voce femminile. Granger, doveva essere la Granger. Ero fortunato. Se qualcuno sapeva dove fosse Harry, quel qualcuno sarebbe stato lei. Aprii gli occhi iniettati di sangue e la scrutai. Lei e Weasely erano in piedi a solo mezzo metro da me. Coraggiosi oltre ogni dire; sono ancora, dopo tutto, il più temuto insegnante di Hogwarts, anche in queste condizioni. Il resto della Casa era arretrata fino al muro o dietro a mobili, sebbene mi stessero guardando incuriositi. Scossi la testa. Dovevo restare vigile. Volevo restare vivo, ecco. Era il momento di chiedersi perché ero venuto lì.
"Potter…bisogno… di Harry."

***

Maestro delle Pozioni, implorava? Si guardarono l'un l'altra di nuovo e decisero di soddisfare la richiesta dell'uomo. Hermione si voltò verso le scale.
Maestro delle Pozioni. Il resto della Casa non ebbe tempo di considerare come aveva fatto a scendere dalle scale così svelto: era come se si fosse Teleportato. Erano troppo impegnati ad ansimare increduli mentre Harry sollevò con delicatezza l'uomo e prese a passare le mani sul corpo.
"Severus, cosa è successo?" chiese mentre lo controllava; non gli era piaciuto quanto aveva trovato. Come minimo due maledizioni, e parecchie ossa rotte.
Maestro delle Pozioni, ignorando lo spasmo dell'intero corpo che provocò il suo movimento, e controllò più a fondo. Incapace di trattenersi oltre, Severus fu preda di un accesso di tosse, e schizzò sangue sui vestiti di Harry. Parecchie persone ansimarono ma il Grifondoro ignorò loro e il sangue e rivolse la sua attenzione ai polmoni.
"Chi ti ha maledetto, Severus?" chiese per sapere. La sua rabbia corse come una tempesta alla risposta dell'uomo.
"Pomfrey e Sinistra,"sussurrò, la voce forte appena da essere sentita da Harry. Così, era ancora la Pomfrey, e apparentemente anche Sinistra c'era dentro. Non era la prima volta, ma dannazione, si sarebbe assicurato che fosse l'ultima. Si tirò il padre ed amico più stretto al petto.
"Non preoccuparti, Severus, non lascerò più che ti faccia male, te lo prometto." Giurò. Severus poté solo annuire,mentre gli occhi si chiudevano. Non poteva dormire ma neppure riusciva a tenere gli occhi aperti. Hermione era scioccata dalle ondate di protettive che si irradiavano dall'amico. Dall'espressione di Ron, era lo stesso anche per lui. Qualcosa era cambiato in Harry. Era un mutamento sommerso, quasi impercettibile, ma c'era. Era nel potere che lo circondava e che si portava addosso. Era simile a quello del Preside e del Maestro delle Pozioni. Hermione tirò a sé Neville e gli sussurrò all'orecchio un ordine frettoloso. Lui cennò e si affrettò attraverso il ritratto, squadrando i due sul pavimento. L'attenzione di Harry era così presa da Severus,che non si accorse di quando Neville lasciò la Sala Comune attraverso il passaggio nel ritratto. In effetti, non poteva neppure pensare a altro, fino a quando qualcuno non parlò.
"Harry? State bene voi due?" chiese Hermione. Sebbene il sangue che l'uomo aveva tossito l'avesse disturbata, era ancora più preoccupata del comportamento dell'amico. La testa di Harry si levò di sactto, e si guardò attorno, come se per laprima volta si rendesse conto che altri erano presenti. Passò all'azione.
"Voglio per prima cosa che fino al quarto anno escano di qua. Andete su nel dormitorio." Nessuno si mosse sull'istante, erano troppo scioccati. Harry sbarrò gli occhi e ringhiò , con la magia che si levava nell'aria, facendo sollevare i peli dietro al collo di ciascuno.
"Adesso!" gridò. Gli studenti si affrettarono per le scale e chiusero le porte alle loro spalle. Harry fissò i dormitori per un istante e ci fu un improvviso rumore di lucchetti che si chiudono all'unisono.
"Tutti quelli del quinto anno, esclusi Ron e Hermione vadan di sopra, e lo stesso chi è del sesto anno," fece una pausa; si piegò in avanti e sussurrò una domanda all'orecchio del Maestro delle Pozioni. Annuì quando l'uomo rispose, "I gemelli Weasley e Angelina rimangano qua sotto, il resto del settimo anno, vada," ancora una volta nessuno si mosse e Harry iniziò a perdere la pazienza. L'aria nella Sala Comune prese a sfrigolare di potere soffocato ed energia, la sorgente, era Harry. Le sagome sul parafuoco del camino presero a battere i denti. Danzarono e caddero sul pavimento, fecendo sobbalzare parecchie persione.
"Fuori, ora," sussurrò nel silenzio mortale che era seguito a quella dimostrazione. Gli studenti non se lo fecero dire due volte e si affrettarono per le scale, e sei lucchetti ancora scattarono dietro di loro.
"Harry," lo studente guardò in basso, "Sto per rigettare."
Harry annuì e tenne una presa forte sull'uomo. I conati che seguirono non produssero altro che dolore e sangue. La quantità di sangue stava iniziando a preoccuparlo sul serio. Doveva fare qualcosa. Quando Severus ebbe finito, Harry lo strinse a sé più vicino, facendogli appoggiare la testa inerte sotto il suo mento, e lo cullò.
"Shhh, Severus, vedrai che andrà tutto bene," gli assicurò, facendo passare una mano sul dorso dell'uomo. Lo sguardo di Severus divenne sfuocato ma si agguantò a Harry pensando che fosse il suo unico legame con la realtà. Ron e Hermione non sapevano cosa fare. I cambiamenti impercettibili adesso erano assai evidenti. Il potere che Harry aveva dispiegato era stato riassorbito, mal'aria crepitava ancora con energie residue. Non sapevano cosa stesse accadendo tra il Maestro delle Pozioni e il loro amico; era ovvio che non si odiavano reciprocamente. I tre del settimo anno sedettero sulla branda, chiedendosi come mai Harry avesse chiesto loro di restare. Era chiaro che voleva che facessero qualcosa, ma cosa? Tutti eccetto Harry e Severus alzarono lo sguardo quando il ritratto ancora una volta si aprì per far entrare le sagome di Neville e della Pomfrey.. La Pomfrey superò Neville e si diresse ai due sul pavimento.
"Fatti da parte signor Potter, mi prenderò cura del Professor Snape," gli ordinò brusca, facendo un passo in avanti. Harry balzò su, sorpreso dal suo arrivo. La sua sorpresa si tramutò in rabbia, e la indicò; il potere che aveva nascosto ora tornava fuori.
"Vieni vicino a lui," le sussurrò, con il dito che tremava mentre la rabbia scuoteva il giovane corpo,"Vieni vicina a lui e giuro che cercheranno i tuoi pezzi da un angolo all'altro dell'Inghilterra." La Pomfrey arretrò, ammiccando incredula alla rabbia del giovane uomo. Riprese controllo di sé stessa e avanzò di nuovo.
"Signor Potter, sono l'infermiera di questa scuola. Posso prendermi cura di Snape," insistette. Quando provò a fare un altro passo, si trovò bloccata. Un muro invisibile circondava i due sul pavimento.
"Vuoi dire prenderti cura di lui come negli ultimi quattro mesi e stanotte?" sibilò in una perfetta imitazione del Maestro delle Pozioni. La donna sbatté le palpebre di nuovo.
"Di cosa stai parlando?" s'incaparbì. Harry cacciò una risata roca.
"Il povero piccolo Snape si è fatto la bua di nuovo, nevvero? Snape non dovrebbe stare al caldo, deve soffrire quanto ha fatto soffrire gli altri. E' giusto, deve soffrire. Ma è solo l'inizio. Solo un paio di maledizioni in più qui e là tanto per rendergli la vita ancora più miserevole," la imitò lui. Harry sollevò un sopracciglio e sbuffò quando la donna impallidì fino a un grigio cadaverico. "Bene? Suona familiare? Non pensavi che fossi sveglio ma lo ero. Non intendo che tu la passi liscia stavolta." La faccia della Pomfrey divenne rossa per la furia.
"Cielo è un maledetto Mangiamorte, un servitore di Voldemort, si merita quello che ha avuto!" gridò lei In un rapido movimento, Harry adagiò Snape a terra e si alzò. Abbassò il braccio.
"Severus Snape non è più un Mangiamorte di quanto non lo sia io. Ti suggerisco di andartene adesso, Pomfrey, mentre mi sento ancora caritatevole," sebbene dal suo tono di voce, pareva tutt'altro che cariatevole. Una palla di energia dorata si formò nella mano e crebbe senza fermarsi mentre parlava. La Pomfrey impallidì ancora di più e arretrò verso il ritratto. Con un ultimo sguardo allo stregone infuriato, corse via. Quando fu andata, Harry abbassò il braccio e la palla scomparve. Dopo un attimo alzò la mano e lanciò un incanto sigillante sul ritratto, assicurandosi di non ricevere ancora altre sorprese o ospiti non invitati. Harry si voltò verso gli altri. I tre erano sempre seduti sulla branda mentre Hermione, Ron e Neville erano in piedi lì vicino. Tutti stavano a bocca aperta, non credevano a quanto avevano sentito e visto.
"Va bene, è tempo di mettersi al lavoro. Fred, George, Angelina, Hermione: preparate cinque calderoni. Ho alcune pozioni che voglio farvi preparare. Neville, sali nel nostro dormitorio e prendi i due libri che ho sul letto. Se guardi nel mio zaino, ci dovrebbero essere ancora altri due volumi, uno piccolo e nero e uno sottile rosso, proprio in cima. Prendili e portali quaggiù. Ron ho bisogno che trovi quante più coperte non usate, dobbiamo preparargli un giaciglio. Vai!"
Gli studenti annuirono e si affrettarono a soddisfare le sue istruzioni. Quando furono andati, Harry cadde in ginocchio accanto al Maestro delle Pozioni e con delicatezza sollevò l'uomo dolorante tenendoselo vicino.
"Severus," attirò i suoi occhi per incontrare i propri, "Severus ho bisogno di toglierti gli abiti per poter controllare tutte le tue ferite, va bene?" lo aveva fatto altre volte ma il suo istinto gli suggeriva che stavolta era differente. Qualcosa era successo, sebbene non sapesse cosa. Al cenno di consenso dell'uomo, prese a sciogliere le allacciature con tocco gentile. Poco alla volta, tolse gli abiti fino a quando non rimasero che i suoi pantaloni. Harry sfilò gli stivali da lavoro e li mise nel mucchio quando giunsero gli altri Grifondoro. Rimasero scioccati nel trovare Snape quasi nudo, ma fecero del loro meglio per ignorarlo e presero a sistemare le cose. I gemelli, Angelina e Hermione presero ad allineare i calderoni sul tavolo. Ron e Neville ammucchiarono i libri e Ron portò un malloppo di coperte e cuscini.
"Neville, là. Ron prendi tutto tranne I cuscini e fai un materasso e coprilo con tutto tranne una coperta ed assicurati che quella sia la più spessa e calda. Ron annuì e si mise all'opera. Harry prese a passare le mani sul petto e sullo stomaco dell'uomo, evitando i tagli. C'era qualcosa a riguardo di quei tagli. Rivolse la sua attenzione ai polmoni prima, e individuò la maledizione.
"Qualcuno conosce il Finitatem Incantem?" chiese. Tutti si volsero verso Hermione ma lei alzò le spalle.
"No, Harry, non lo sappiamo," rispose lei per tutti. La bocca del Grifondoro si piegò all'ingiù in una smorfia.
"Allora proverò a farlo io stesso," li avvertì.
Ognuno arretrò in modo notevole e si scambiarono occhiate nervose. Cosa stava per fare Harry? Prendendo un respiro profondo, posò le mani sul torace di Snape. Gli occhi degli studenti si sgranarono mentre quelli di Harry divennero vitrei. Rimane in quello stato per un tempo che sembrò un'eternitò, prima che lo sguardo di colpo tornasse normale. Ritrasse la mano, stringeva una nuvola scura. La liberò nell'aria e puntò un dito.
"Finate Incantatem!" commando. La nuvola andò in pezzettini prima di dissolversi del tutto. Harry non ci fece caso ma tornò al suo compito recedente di controllo, stavolta diretto allo stomaco, e intanto diceva tra i denti, "Lento e profondo, Sev, lento e profondo."
Severus provò a seguire il consiglio e riuscì a tenere il respiro sotto controllo. Dopo qualche minuto di ricerca Harry trovò l'altra maledizione e la disintegrò in un lampo di scintille. Severus espirò un profondo sospiro di sollievo e tutti poterono vedere il suo corpo rilassarsi alquanto. Non si erano resi conto fino ad allora di quanto fosse irrigidito. Adesso che era rilassato, era evidente quale fardello fossero le maledizioni lanciate su di lui. Harry siritrasse un attimo e si voltò verso i quattro ai calderoni.
"Prendi questo," Prese il libro nero aNeville e lo passò a Hermione, "ti sarà d'aiuito. Dentro ci troverai ogni cosa che serve per miscelare. Voglio che distilliate una generica pozione di cura, una pozione per rinforzare le ossa, una per calmare, un balsamo per il corpo e una pozione energizzante. Questa deve essere del tipo che rende l'energia con delicatezza, non tutta in un colpo. Non vogliamo che rimbalzi sbattendo contro i muri. E' chiaro?"
I quattro annuirono, ma Angelina dovette chiedere, "E' per quello che ci hai chiesto di rimanere, per mescere pozioni ?"
Harry annuì.
"Severus disse che eravate i migliori per questo lavoro," rispose detto fatto. Troppo allarmati per rispondere, ripresero a lavorare. Angelina li dirigeva qui e là per radunare gli ingredienti. Harry si rivolse di nuovo verso Severus e procedette a verificare se c'erano maledizioni per l'ultima volta. Con suo grande sollievo non trovò altro, se non un altro incantesimo.
"E quasto cosa ci fa qui?" si chiese a voce alta.
"Cosa cosa ci fa qui?" chiese Ron da sopra la testa di Severus.
"C'è un altro incantesimo, ma non è una fattura, o una maledizione o un trucco. In effetti, non gli fa per nulla male." Sedette e prese a studiare l'uomo, perso nei pensieri.
"Adesso lo rimuovo," disse alla fine. "Magari fatevi indietro, è un incantesimo potente."
Ron e Neville obbedirono svelti mentre Harry tirava indietro la no e la ruotava in brevi circoli per raggiungere la maniera corretta. L'altra mano posava sul petto di Severus, permettendogli di poter lanciare la magia. All'improvviso calò la mano, gridando con tutte le sue forze l'incanto Finitatem. Formò un guscio blu che avvolse il Maestro delle Pozioni. L'incanto percorse il guscio blu come scosse elettriche, cghe cercavano di farsi strada all'interno. Prima una, poi un'altra, si formarono delle fenditure. . Harry venne ricompansato quando il guscio blu andò in pezzi e si dissolse. Quanto si lasciò dietro fu una sorpresa di proporzioni gigantesche. I capelli di Severus, un tempo untuosi, neri e lunghi fino alla spalla erano ora soffici, parecchio ricciuti, e rosso scuro. Il Maestro delle Pozioni aprì gli occhi per guardare Harry, e ricevettero un altro shock. Le iridi nere come l'inchiostro erano adesso di un familiare azzurro vivo.
"Assomiglia a….." Harry si mozzò il discorso mentre la verità si fece spazio attraverso lo stupore come il sole in un giorno nuvoloso. "Ovvio, ora ha un senso. Perché non me ne sono accorto prima?"
"Accorto di che? Harry, cosa gli è successo? Sembra un'altra persona," sussurrò Ron cercando di non attirare l'attenzione del Professore. Harry scosse la testa, con lo stupore dipinto nell'espressione del viso e nel tono della voce.
"Non preoccuparti, se posso ti spiegherò dopo, sebbene sappia solo metà della storia. Neville," portò l'atenzione al ragazzo innervosito al suo fianco, "Ho bisogno che fai scorrere dell'acqua nella vasca da bagno, ha bisogno di venir pulito come si deve." Il ragazzo parve riluttante.

"Nel nostro bagno?" chiese con cautela. Harry scosse la testa.
"No, in quell'altro." Indicò la tappezzeria sul muro opposto. Il tessuto decorativo fluttuò da parte e rivelò una porta.
"E' sempre stata lì?" chiese Neville.
"Sì," rispose Harry con un tocco di impazienza, "E ora sbrigati." Spinse via il ragazzo. Neville obbedì rapido e passò per la porta larga. Come provò la maniglia scoprì che era chiusa a chiave.
"Harry…" si voltò Neville. Con un movimento distratto della mano, la porta si spalancò. "Grazie," mormorò Neville, affrettandosi all'interno. Harry ancora una volta si concentrò sul torso di Severus, facendo scorrere le mani su e giù lungo I fianchi. Dall'espressione di Ron, si rese conto di mettere a disagio l'amico. Non aveva tempo di pensarci, Severus aveva ancora bisogno del suo aiuto. Dopo essersi assicurato che l'uomo fosse calmo e si sentisse al sicuro, passò le mani sull agabbia toracica, evitando I tagli; e questi, Harry non sapeva alter motivazioni possibili, sembravano segni di denti, morsi. Trovate le costole rotte, ci mise su la mano.
"Trattienilo giù, questo farà male," ordinò al ragazzo dai capelli rossi. Ron afferrò l'uomo per le spalle proprio mentre Harry sollevava la mano. Ci fu un agghiacciante schiocco - di un osso che torna a posto. Il Maestro delle Pozioni sibilò e provò a rialzarsi ma entrambi i Grifondoro lo spinsero giù.
"Pronto?" chiese Harry e piazzò di nuovo la mano su un altro osso. Ron annu', e ci fu un altro schiocco raggelante. Severus riuscì solo a gemere, a quell punto era troppo debole. Questo si ripeté alter cinque volte prima che Harry sedesse e dichiarasse di aver finito. Harry passò una mano tra i capelli ramati di Severus.
"Va tutto bene, babbo, sono qua, sono qua. Starai bene." Neville tornò nella stanza in quell momento e andò verso Harry.
"E' pronto, signori," disse calmo il ragazzo. Harry fu allarmato da quell 'signori' ma lo mise da parte, per ripensarci dopo. Diede al ragazzo un sorriso grato, sperando di calmare I suoi nervi.
"Grazie, Neville, lo ho apprezzato," il Grifondoro si voltò verso l'amico, "Fammi un favore e chiama Dobby e digli di portarci qualcosa da mangiare. Per Severus, digli di portare quello che prende di solito, solo un poco più leggero." Il ragazzo rosso cennò.
"Non dovrò andare alle cucine per fare questo?" chiese. Harry scosse la testa e allungò la mano. Una graziosa campanella viola comparve e Harry gli diede una decisa suonata. Con uno schiocco buffo, Dobby comparve, rimbalzando festoso per la stanza, eccitato.
"Sì, signore, cosa può fare Dobby per voi signori?" chiese con la sua voce acuta. Harry annuì a Ron che prese a dare istruzioni all'Elfo domestico. Il ragazzo dai capelli scuri fece levitare il corpo malconcio, senza la bacchetta, e lo indirizzò verso il bagno.
Quando la porta fu chiusa e furono al sicuro, Harry spogliò il Maestro delle Pozioni del resto dei vestiti. Quello che venne rivelato fece sudare come una fontana Harry, che imprecò tra i denti.
"Harry?" chiese una voce impastata. Il ragazzo toccò il viso dell'uomo.
"Sono qui severus," la voce era roca per l'emozione, "Non preoccuparti, mi prenderò cura di te." L'uomo sospirò.
"Ne sono lieto, grazie, Harry." Il ragazzo cennò e lasciò l'uomo a galleggiare nel mezzo della vasca candida, e scivolò fuori dalla porta.
"Dobby!" chiamò. L'elfo. Questi si precipitò da lui.
"Sì signore!" gorgogliò. Harry aprì la porta abbastanza da fare entrare l'elfo prima di richiuderla dietro di loro.
"Cosa c'è signor Potter?" chiese l'elfo incuriosito. Harry indicò l'uomo che galleggiava. Gli occhi già larghi dell'elfo divennero più grossi.
"Ferito male? Non può guarire?" chiese Dobby in un sussurro. Harry sospirò pesante.
"Non lo so. Non è ferito così malamente, l'ho visto peggio ma le emozioni che sento venire da lui," scosse la testa, "quelle non le conosco." L'elfo gli prese la mano e gli diede una strizzatine per rassicurarlo.
"Starà meglio, Harry Potter lo aiuterà e così farà dobby e il Preside." La testa di Harry si alzò su di scatto.
"Il Preside! Dobby ho bisogno di mandargli una lettera. Puoi prendermi carta e inchiostro, per favore?" L'Elfo annuì e immediatamente si dileguò con uno schiocco attutito.
"Santo cielo Severus, cosa dovrei fare per te?" si chiese tra sé. Con cautela adagiòl'uomo nella vasce di marmo , e gli mise un asciugamano soffice sotto la testa per cuscino. Prendendo una spugna e inzuppandola, prese a pulirgli il corpo. Da parte sua, Severus rimase addormentatp, sebbene ogni tanto si riavesse e guardasse il ragazzo, prima di riappisolarsi. Harry lo lasciava dormire, sapeva che aveva bisogno di riposare. Asciugatosi le mani, Harry sccrisse una svelte nota al Nonno ( come gli piaceva chiamare Dumbledore) e ordinò a Dobby di darla a Hedwig.



"Dille di portarla al Ministero più svelta che può, che è abbastanza urgente. Oh, prima di fare uello, per favore guarda se la pozione di cura è pronta, e se è pronta, portamela." Harry si scostò dall'elfo per compiere il suo dovere. Levitò l'uomo fuori dalla vasca, e lo lasciò fluttuare in aria mentre usava un asciugamano caldo per asciugarlo. Gli lasciò i capelli umidi invece di strofinarli, sapendo che poteva asciugarli fuori dalla stanza. Dobby apparve portando una bottiglia di vetro tondeggiante e un completo di abiti da notte. Il ragazzo sorrise all'elfo, che aveva pensato proprio a tutto prese la bottiglia e la versò su un panno morbido e lo passò sui tagli più profondi delle gambe e dei fianchi. I tagli sul toracein confronto erano poca cosa, e Harry decise che li avrebbe trattati dopo anche questi. Lo fece scivolare negli abiti cje l'elfo aveva portato e lo fece levitare fuori dal bagno che fumava per i vapori, verso la piuttosto gelida Sale Comune. Severus tremò e si stiracchiò nel sonno, mentre Harry si piazzò sulla branda vicina al fuoco, e posizionò l'uomo tra le braccia nel modo più confortevole. Il cibo era posato in una pila montagnosa davanti a lui e Harry sorrise all'entusiasmo dell'elfoall'opposto suo, seduti su una branda e su tre poltrone messe a cerchio, c'erano sei Grifondoro, quelli del settimo anno occupavano il divano, con Neville a sinistra e Ron e Hermione a destra. Stavano parlando piano di Severus ma smisero di farlo appena Harry entrò. Quando Harry si sistemò e ancora una volta tolse la camicia a Severus per finire di curarlo, Ron parlò.
"Okay, Harry, cosa succede? Questo… non mi sembra normale," chiese il ragazzo. Il mormorio dall'altra parte della stanza disse che erano d'accordo. Harry li ignorò per il momento e invece spostò la mano sul petto del Maestro delle Pozioni. Accorgendosi che l'uomo stava ancora tremando, Harry adocchiò il fuoco, e improvviso questo divampò furioso. La temperatura della stanza si alzò in modo notevole e l'uomo cessò di tremare. Gli altri fecero caso e fissarono il ragazzo con un poco di paura. Aveva mostrato così tanto potere, ne nascondeva di più? Quando Harry toccò il primo taglio, fu intrappolato in una tempesta di emozioni. Gli occhi color smeraldo si fecero sbarrati e vitrei mentre alleviava quanto aveva Severus. Ogni tocco, morsi, tagli e lividi di pugni. L'uomo non sembrava sapere quale tormento stesse causando e continuò a dormire. Preoccupato dal comportamento degli altri, Hermione si alzò dalla sedia e andò dietro di lui.
"Harry?" chiese lei, posandogli la mano sulla spalla.
Voldemort appoggiò una mano sulla sua spalla…
Senza riflettere gettò il braccio all'indietro, e spedì la sua amica a volare attraverso la stanza.
"Hermione!" gridò Ron. Gli occhi di Harry tornarono a fuoco e chiuse il pugno, fermando Hermione prima che sbattesse contro il muro. Con cautela la abbassò fino a terra.
"Mi dispiace Hermione, mi hai allarmato. Non volevo." Si scusò, atterrito all'idea che aveva quasi provocato un impatto alla sua amica. La ragazza bruna scossa dal volo inatteso, cennò e se ne tornò al tavolo.
"Va bene, Harry, non avrei dovuto spaventarti così." Si affondò nella poltrona e cennò al ronzare preoccupato di Ron. Accorgendosi che lei sarebbe stata bene, Harry tornò a Severus. Rapido sparse la pozione curativa nei tagli, evitando il contatto con altre parti e poi gli rimise la camicia. Richiamando a sé la ciotola con la zuppa, le ordinò di fluttuare vicino alla bocca del Maestro delle Pozioni.
"Severus," sussurrò a voce alta. Non ci fu risposta alcuna.
"Severus,"disse di nuovo, più forte e più decisp. Gli occhi blu si dischiusero.
"Hmmm?" fu la risposta assonnata. Harry sorrise.
"E' tempo di mangiare qualcosa e dopo qualche pozione, okay?"
"Okay." Il Grifondoro imbarcò una cucchiaiata e la porse alla bocca dell'altro. Le labbra screpolate si aprirono e accettarono boccone dopo boccone; Harry pareva deciso a riempirlo più che poteva. Alla fine, non ne poté più e volse la testa dall'altra parte. Quando fece il gesto, Harry fece sparire la ciotola rimandandola sul tavolo e attirò a sé le tre restanti bottiglie.
"Apri, babbo."
"Basta cucchiaiate," rispose stanco. L'altro non cedette.
"Prendi queste pozioni e non dovrai prenderne altre, te lo prometto, " constatò calmo. Con un sospiro rassegnato, ingollò le tre pozioni, una dopo l'altra. Il suo colorito cambiò parecchio verso il verde e Harry passò una mano sullo stomaco di Snape. Il colorito verdognolo sbiadì.
"Bel padre che sono stato, sono quello cj si suppone dovrebbe prendersi cura di te quando sei malato," mormorò disperato, adagiandosi contro il corpo caldo del ragazzo. Questi emise un gemito ciancicato.
"Funziona in entrambi i sensi, credimi, babbo." Carezzò i capelli dell'altro. "Non mi pesa affatto prendermi cura di te"
"Se lo dici tu…" mormorò. Harry premette la sua fronte contro quella di Snape, gli occho di smeraldo fissi in quelli azzurro cielo.
"Lo faccio, ora dormi." Un incantesimo per il sonno sussurrato piano fece ricadere indietro l'uomo e Harry gli sollevò la testa con un deciso sospiro. Sollevò lo sguardo solo quando qualcuno si schiarì la gola.
"Harry, che sta accadendo?"
"Immagino di dovere un bel po' di spiegazioni." Ron incrociò le braccia sul petto.
"C'è stato un fraintendimento," disse sarcastico. Un'occhiata affilata di Hermione lo ricompose. Harry sospirò, adagiandosi nei morbidi cuscini rossi.
"Immagino che è iniziato tutto questa estate, mentre ero dai Dursley."
Angelina interruppe. "Pensavo che fosti stato da loro questa estate."
Il giovane Grifondoro annuì. "Lo ho fatto, ma solo la prima settimana. Il resto lo ho passato lontano da quel buco infernale di un posto che chiamavo 'casa'"
"Come si finito là?" chiese Neville, sorprendendo gli altri Harry sembrò essere l'unico non sorpreso.
"Severus è venuto e mi ha portato via."
"Perché?" chiese Gorge - o era Fred?
"Ricevette la mia richiesta di aiuto. Vedete, i Dursley non hanno apprezzato per nulla il vostro scherzo." Tirò su la manica della camicia, mostrando diverse cicatrici. Bastò agli altri per farsi un'idea.
"Loro… ti hanno picchiato?" squittì Hermione, con gli occhi marroni spalancati. Harry annuì, con l'espressione vacua.
"Sì, e più volte. Quando mi trovò Severus, avavo un braccio rotto e una gamba spezzata, insieme a un bel numero di tagli e lividi. Ero rinchiuso nello stanzino del sottoscala e non avevo mangiato da quando avevo lasciato Hogwarts."
"Ma è orribile!" pianse Hermione. Harry sollevò a malapena un sopracciglio.
"Ecco come ero abituato, Hermione, sebbene quelle fossero le prime volte che mi picchiavano per davvero. E come dicevo, Severus venne e mi portò via, portandomi a Hogwarts. Dormii per due settimane, credo, prima di svegliarmi. Fu allora che Severus venne chiamato a un altro raduno Mangiamorte." Il ragazzo tremò. "Lo spinsi ad andare, sapevo che faceva la spia per Albus e c'era bisogno che fosse là. Quello che non sapevo, era cosa avevano intenzione di fargli passare." Fece una pausa, abbracciando l'uomo stretto a sé. Mormorò qualcosa nel sonno, ma non si svegliò.
"Cosa gli fecero?" chiese Neville, spaventato dalla risposta. Gli occhi verdi di Harry, pieni di dolore, parlarono forte quanto le sue parole.
"Erano abituati a torturarlo. Siccome nessuno confessava di avermi portato via, né ammettevano di sapere chi mi avesse, lo torturarono. Non solo lui, anche altri. Ma io sentivo ogni maledizione, ogni colpo, come se fossero stati fatti sul mio corpo. Tornò a Hogwarts quasi spezzato e ci volle tutta la volontà e l'amore del Preside per evitare che morisse. Quando stetti abbastanza beneda muovermi, insistetti sul poterlo aiutare a mia volta. Fu la prima volta che avemmo occasione di parlare da quando mi aveva portato a scuola. Parlammo, Dio sa se parlammo. E non fu l'unica volta. Quando entrambi ci sentimmo abbastanza bene da lasciare l'Infermeria, Albus chiese a Severus di badare a me durante l'estate, e lo fece. Rimasi giù nelle sue stanze nel sotterraneo e, sotto la sua tutela, iniziai il quinto anno di studio. Qualche volta, durante il corso estivo, prese a chiamarmi figliolo, figlioletto e poi figlio. Ogni volta che tornava da un incontro coi Mangiamorte, Albus ed io lo aspettavamo per aiutarlo."
"Albus?" chiese Ron. Le labbra di Harry si incurvarono all'insù in un mezzo sorriso.
"Sì, Albus. Di solito lo chiamo nonno." Alzò le spalle all'espressione stranita degli altri. "Solo un vezzo. Una volta mi disse che mi considerava il suo nipote come considerava Severus suo figlio." Un'occhiata in basso. "E ora penso di capire perché. Durante la metà di Agosto, Severus mi fece una domanda molto interessante e meravigliosa."
"Quale?" venne da Fred, o era stato Gorge?
"Chiese se, una volta che la guerra fosse finita, avrebbe potuto adottarmi come figliolo." Un sorriso a molti denti si allargò sulla sua faccia. "E ovvio, ho detto di sì. Aveva senso, eravamo già una famiglia in pratica e perché mai non far l'ultimo passo?" passò una mano nella massa di capelli ruggine. "Gli voglio molto bene. E' mio padre." Un lungo silenzio seguì il racconto quando gli altri Grifondoro pensarono a quanto aveva detto loro l'amico. Un paio piluccarono il cibo e parlarono tra loro a bassa voce. Neville fu il primo a reagire. Si alzò dalla sedia e aggirò il tavolo per andare davanti ai due. Porse la mano. "Congratulazioni Harry, sono felice per te." Harry sorrise con calore al ragazzo e gli strinse la mano scotendola. Gli altri lo imitarono, felicitandosi con il ragazzo in diversi modi. Venne la suonata della campana della mezzanotte; all'orologio del Nonno ( che era incantato e funzionava là dentro ) suonarono dodici rintocchi, e Neville soffocò uno sbadiglio.
"Perché non andate a letto ragazzi ? Resterò qua di sotto con lui." Annuirono e si trascinarono su per le scale, assonnati. Una volta che se ne furono andati, Harry fece sparire nelle cucine gli avanzi del cibo, e fece levitare l'uomo dalle sue braccia. Lo lasciò sospeso per un attimo e si mise a fagli un letto. Una leggera trasfigurazione del divano e diversi cuscini e coperte e furono pronti. Ci montò lui, poi fece calare Severus per sdraiarlo accanto a lui. Appoggiò la testa dell'uomo sotto il suo mento, poi avvolse le coperte attorno a loro e si dispose a dormire.
"Buonanotte babbo," sussurrò quando l'oscurità venne a reclamarlo.
" Notte, figliolo."

***

Albus Dumbledore aveva deciso che per certe cose stava diventando troppo vecchio. Sebbene fosse un Magus e pertanto immortale, quello era senza dubbio un lavoro per un uomo più giovane. Si passò una mano decisa sugli occhi azzurro cielo e desiderò col cuore che il Ministro potesse finire quello che stava leggendo. Quando finalmente l'uomo ammise il ritorno dell'Oscuro Signore, insistette affinché le riunioni per la preparazione della difesa venissero compiute, a qualsiasi ora della notte e del giorno. Non era che Albus non volesse fermare Voldemort, lo voleva; soltanto era così tanto sfinito! Avrebbe tanto voluto essere a casa, a Hogwarts, coricato a letto, con il suo figliolo, Severus, e il suo nipote, Harry. Ma no… doveva stare lìNon che stesse più dando attenzione al discorso. Dato che non era concentrato su quanto stava accadendo, nemmeno riuscì a far caso all'emozione suscitata nei presenti dall'improvviso apparire di un gufo candido. E fu così, fino a quando non atterrò sulla sua spalla. Una rapida occhiata identificò l'uccello.
"Hedwig?" Lei tubò dandosi importanza e allungò la zampa. Albus slegò le lettera e la controllò. Gli occhi si sgranarono e la faccia impallidì.
"Albus? Qualcosa non va?" chiese Fudge dalla sua predella sul podio, Il Preside si mise in piedi, ondeggiando pericolosamente.
"Devo andare. Adesso." Senza dare altra spiegazione, si teleportò.
"Come ha fatto? Non ci sta una barriera anti teletrasporto attorno a questo edificio?" sussurrò un membro all'altro. L'altro fece un'alzata di spalle.
"Mi secca dirlo, ma stiamo parlando di Albus Dumbledore."
"Vero."
***
.
Albus riapparve proprio fuori delle imponenti porte di quercia dell'entrata; non si fermò per riflettere su come ce l'avesse fatta ( balbettava sempre, sui propri poteri magici ) e letteralmente volò attraverso le porte, sbattendole per aprirle nella sua velocità. Andò per un corridoio dopo l'altro, correndo più svelto che mai avesse fatto in vita sua. Il suo unico pensiero era per suo figlio. Alla fine arrivò, ansimando, davanti la Signora Grassa.
"Preside!" esclamò lei. Lui fece un gesto con la mano.
"Az-azkaban," rantolò. Il ritratto si aprì e lui scivolò attraverso il foro. Gli ci volle un attimo per abituare gli occhi alla bassa luce del fuoco, e quando ce la fece, sospirò si sollievo, vedendo i due abbracciati insieme nel sonno. Quando si avvicinò, la sorpresa sostituì il sollievo come emozione dominante.
"Piccolino ?" sussurrò, toccando la spalla del Grifondoro. Gli occhi di Harry si aprirono appena, poi del tutto, appena vide chi aveva davanti.
"Nonno. Sta bene, per ora."
"Voldemort?"
"Non ci tornerà in modo alcuno, per il nostro bene. Albus, non dovrà andarci più, non lo lascerò andare." Il preside scosse la testa.
"Non dovrà tornarci."
L'uomo posò una mano dall'aspetto fragile sulla testa color rame.
"Come è successo tutto questo?"
Harry lo guardò dritto negli occhi. "Ho spezzato il tuo incantesimo, ho rivelato Severus Snape per quello che davvero è: Severus Dumbledore."
L'uomo più anziano sospirò. "Immagino che ci sarebbero un sacco di domande buone." Harry scosse la testa.
"Non stanotte, possono attendere." Il Preside spianò le maniche e spinse Severus tra le braccia.
"Forza, voi due starete da me per stanotte. Permettendo di venir scosso dalla sua posizione confortevole, Harry seguì il vecchio stregone standogli al fianco. Dumbledore si assicurò di non lasciare indietro il ragazzo, spingendolo avanti quando rallentava il passo. Quando furono al sicuro nelle camere del Preside, Albus li fece distendere entrambi nel letto mentre si cambiava. Harry dal suo posto osservò il Preside scivolare sotto le coperte dall'altro lato del Maestro delle Pozioni.
"Buonanotte, piccolo." Si allungò e baciò la fronte di Harry.
"Notte, nonno." Il preside baciò la fronte di Severus. "Buonanotte figliolo."
"'Notte, babbo." Rispose assonnato Severus, accotandosi contro il Preside. L'uomo sorrise, una lacrima colò lungo la guancia. Il suo figlio era di nuovo suo.

***

Heaven's Comfort - Conforto del Paradiso
Life, loves, torn from me now - vita e amore, strappati via da me
Past rushed to catch me, the future crumbled - il passato si affretta a rincorrermi e il futuro arranca
Love of a father and child - Amore di un padre e di un figlio
Would have helped me when I stumbled - mi avrebbero aiutato quando incespicavo
But who's warm arms encircle me - Ma di chi sono le braccia calde che mi circondano
As I hide from the world? - Mentre mi nascondo dal mondo?
I must ask them, "Don't you see?" - Devo chiederglielo, "Non lo vedi?"
A shattered one lay here curled - Una creatura giace laggiù, ripiegata su sè stessa
Light from my father, white and wise - Luce da mio padre, bianco e saggio
Fire from my child, young and warm - Fuoco da mio figlio, giovane e caldo
Together made my nature mild - Insieme rendono la mia natura più dolce
They alone see through the pretenses I adorn - Loro solo vedono attraverso le mie apparenze
But who's warm arms encircle me - ma di chi sono le braccia che mi circondano
As I hide myself from the world - quando mi nascondo dal mondo
I must ask them, "Don't you see?" - Devo chiederglielo, "Non o vedete?"
A shattered one lay here curled - Un uomo distrutto giace rannicchiato là
My journey is at an end - Il mio viaggio è alla fine
As love calls for me to come - come l'amore mi chiama per il ritorno
I know my heart will mend - Io so che il mio cuore verrà perdonato
For I have gone through Hell's Fire - perché sono andato dal fuoco dell'Inferno
To Heaven's Comfort - al conforto del Paradiso.

------------ F I N E ------------


Leggi l'originale qui : http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=1054123

LEGGO DELL'ALTRO : indice.beeplog.it/

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